
Inizio e Fine. A leggerle così non sono altro che due parolette, nemmeno tra le più importanti né del dizionario né della quotidianità. Ogni giorno si iniziano e finiscono attività, viaggi, pranzi, sonni. Niente di più consueto. Ma provate a pensare all'Inizio come categoria concettuale: non alle migliaia di lavori iniziati, o sigarette, o passeggiate. Proprio all'inizio di tutto: della propria vita, di quella di tutti gli uomini e del mondo. Ecco che questa modesta parola ora ha un'eco più cupo e solenne: vi sembra di sentirne il rimbombo fin nel più profondo del vostro essere, come quella volta che capitaste per caso vicino alle casse di un impianto stereofonico che trasmetteva un concerto per tamburi e oboe. L'Inizio vi sta martellando dentro. Così è anche per la Fine. "Nessun uomo è un'isola", diceva un poeta, "e la fine di ciascuno coinvolge tutti". E la fine del mondo? Arriverà il giorno di cui diremo: "oggi è l'ultimo"? Chi avrà cuore, coraggio e speranza per sé e per gli altri, quel giorno? Non lo sappiamo. Né, c'è da augurarsi, lo apprenderemo nel corso di questa vita. E tuttavia è forse il caso di pensarci, qualche volta. L'occasione può essere offerta da questo lungo racconto, opera prima di un giovane scrittore toscano e che, immaginiamo, ha provato più di una volta a guardare le stelle, interrogandosi sui tanti perché dell'esistenza. Un racconto che, fin dall'esordio, ci introduce in un'atmosfera raccolta e intensa, quasi preludio alla recitazione di una preghiera. (dalla prefazione di Bianca Cerulli)